FederTrek – Escursionismo e Ambiente esprime forte preoccupazione per i contenuti del nuovo Disegno di Legge sulla caccia recentemente presentato dal Governo, condividendo le osservazioni e le critiche formulate da numerose organizzazioni ambientaliste, scientifiche e dal Club Alpino Italiano.

La proposta normativa rappresenta infatti una profonda modifica dell’equilibrio costruito negli ultimi decenni tra attività venatoria, conservazione della biodiversità, tutela degli ecosistemi e fruizione pubblica del territorio. Un equilibrio certamente perfettibile, ma che ha consentito al nostro Paese di allinearsi progressivamente ai principi stabiliti dalle normative europee e nazionali in materia di conservazione della natura.

L’Italia possiede uno dei patrimoni naturali più ricchi d’Europa. Aree protette, parchi nazionali e regionali, siti della rete Natura 2000, zone umide, aree montane e rurali costituiscono una rete ecologica fondamentale non solo per la tutela della fauna selvatica, ma anche per il benessere delle comunità locali, la qualità della vita dei cittadini e lo sviluppo di un turismo sostenibile.

Negli ultimi anni milioni di persone hanno riscoperto il valore del camminare come strumento di salute, conoscenza, educazione ambientale e sviluppo delle economie locali. Sentieri, cammini, percorsi escursionistici e aree naturali rappresentano oggi un patrimonio collettivo che appartiene a tutti i cittadini e che deve essere gestito nell’interesse generale.

Le modifiche prospettate dal DDL rischiano invece di spostare significativamente il baricentro delle politiche territoriali verso una maggiore pressione venatoria, riducendo le garanzie costruite negli anni per la tutela della fauna e degli habitat.

Particolarmente preoccupante appare l’orientamento volto ad ampliare i periodi e gli ambiti di esercizio della caccia, ad aumentare le deroghe alle tutele esistenti e a ridurre il peso delle valutazioni tecnico-scientifiche che finora hanno costituito il fondamento delle decisioni pubbliche in materia faunistica.

La fauna selvatica, secondo la legislazione italiana vigente, costituisce patrimonio indisponibile dello Stato. Tale principio, sancito dalla Legge 157 del 1992, non rappresenta una mera formulazione giuridica, ma l’affermazione di un concetto fondamentale: gli animali selvatici non appartengono a una categoria di utilizzatori del territorio, ma all’intera collettività e alle generazioni future.

Non va inoltre dimenticato che l’Italia è vincolata da un articolato sistema normativo europeo che comprende la Direttiva Uccelli (2009/147/CE), la Direttiva Habitat (92/43/CEE), la Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 e numerosi accordi internazionali finalizzati alla conservazione delle specie e degli ecosistemi.

Negli ultimi anni la stessa Unione Europea ha più volte richiamato gli Stati membri alla necessità di rafforzare le misure di tutela della biodiversità, considerata una delle principali emergenze ambientali globali insieme ai cambiamenti climatici. L’indebolimento delle norme di protezione rischia pertanto di porre il nostro Paese in una posizione di crescente contrasto rispetto agli indirizzi comunitari.

Anche sul piano costituzionale emergono elementi di criticità. La riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione, approvata nel 2022, ha introdotto tra i principi fondamentali della Repubblica la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.

Si tratta di un passaggio storico che ha riconosciuto formalmente il valore della natura come bene pubblico primario. Ogni intervento normativo che possa determinare un arretramento nella protezione degli ecosistemi deve pertanto essere valutato con particolare attenzione alla luce del nuovo quadro costituzionale.

FederTrek riconosce il valore storico e culturale delle tradizioni rurali e delle attività che hanno accompagnato per secoli la vita delle comunità locali. Allo stesso tempo ritiene che la gestione della fauna selvatica debba essere fondata su criteri scientifici, trasparenza amministrativa e interesse generale, evitando semplificazioni che rischiano di alimentare conflitti tra categorie di cittadini.

Escursionisti, camminatori, fotografi naturalisti, ricercatori, operatori turistici, agricoltori, allevatori e cacciatori condividono gli stessi territori. La sfida del futuro non può essere quella di attribuire maggior peso a una sola modalità di fruizione degli spazi naturali, ma di costruire modelli di convivenza sostenibile fondati sul rispetto reciproco e sulla conservazione del patrimonio naturale.

Per FederTrek il diritto di camminare in sicurezza, di osservare la fauna nel proprio ambiente naturale, di frequentare sentieri e aree rurali senza ulteriori limitazioni e di trasmettere alle nuove generazioni ecosistemi integri rappresenta un interesse collettivo che deve essere adeguatamente considerato nelle scelte legislative.

In un momento storico caratterizzato dalla crisi climatica, dal declino delle popolazioni di molte specie e dalla crescente domanda sociale di natura, appare necessario rafforzare le politiche di conservazione, investire nell’educazione ambientale, sostenere la fruizione sostenibile del territorio e promuovere una cultura della biodiversità sempre più diffusa.

Per queste ragioni FederTrek auspica che il Parlamento avvii un confronto ampio e trasparente sul Disegno di Legge, coinvolgendo il mondo scientifico, le associazioni ambientaliste, gli enti gestori delle aree protette, le organizzazioni del volontariato e tutti i soggetti portatori di interesse.

La tutela della natura non è un ostacolo allo sviluppo delle aree interne e rurali. Al contrario, rappresenta una delle principali opportunità per costruire un futuro sostenibile, capace di generare benessere economico, sociale e ambientale per le comunità locali e per l’intero Paese.