Prima di tutto la montagna, poi le opere. È questo il principio che emerge con forza dalla storica sentenza pronunciata il 30 giugno 2026 dal Commissario per la liquidazione degli usi civici per Lazio, Umbria e Toscana, dott. Antonio Perinelli, che tutela definitivamente la località Pantani, nel Comune di Accumoli (RI), all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

La decisione rappresenta molto più di una vicenda giuridica locale: riafferma un principio fondamentale per il futuro delle montagne italiane, ossia che il patrimonio naturale e i beni collettivi non possono essere sacrificati a interventi che ne compromettano l’integrità senza il pieno rispetto delle norme e dei diritti delle comunità.

Una vittoria per il paesaggio e per le comunità

La sentenza ha stabilito che i terreni interessati dal progetto di realizzazione di un rifugio montano e della relativa strada di accesso costituiscono proprietà collettiva dei naturali di Accumoli, essendo gravati da uso civico. Il Commissario ha quindi disposto la reintegrazione dei beni, rilevando come il progetto fosse stato approvato dal Comune in assenza del necessario provvedimento di mutamento della destinazione d’uso previsto dalla normativa.

Il procedimento è nato dall’iniziativa del cittadino Francesco Ambrosi Sacconi ed è stato successivamente portato avanti dall’associazione Salviamo l’Orso, il cui impegno, supportato da una consulenza tecnica che ha ricostruito la natura demaniale e collettiva dei terreni, ha consentito di evitare la trasformazione di uno dei paesaggi più preziosi dell’Appennino centrale.

Questa decisione riafferma il valore degli usi civici non come semplice retaggio storico, ma come moderno strumento di tutela del territorio, della biodiversità e dell’interesse collettivo.

Le montagne non hanno bisogno di altra cementificazione

Negli ultimi anni si è assistito, in molte aree montane italiane, a una crescente pressione per realizzare nuove infrastrutture turistiche. Spesso tali interventi vengono presentati come opportunità di sviluppo, ma non sempre sono realmente necessari né coerenti con le caratteristiche dei luoghi.

La montagna rappresenta oggi uno degli ambienti più fragili e più esposti agli effetti della crisi climatica. La perdita di habitat, l’erosione del suolo, l’aumento degli eventi meteorologici estremi e la riduzione della biodiversità richiedono una gestione sempre più attenta e prudente.

In questo contesto, la vera valorizzazione non passa necessariamente dalla costruzione di nuove opere, ma dalla manutenzione della rete sentieristica, dal recupero del patrimonio esistente, dalla promozione di un turismo lento e rispettoso, capace di generare economia senza consumare nuovo territorio.

Il valore del camminare

Per FederTrek questa sentenza assume un significato che va oltre il caso specifico.

Camminare significa conoscere i territori, comprenderne gli equilibri, riconoscere il valore del paesaggio e delle comunità che lo custodiscono. L’escursionismo non è soltanto un’attività ricreativa: è uno strumento di educazione ambientale, di cittadinanza attiva e di tutela del patrimonio naturale, pienamente coerente con la missione della Federazione di promuovere la cultura del camminare e la salvaguardia dell’ambiente.

Le aree di uso civico rappresentano inoltre un esempio concreto di gestione collettiva del territorio, dove il bene comune prevale sugli interessi particolari. Difenderle significa preservare non soltanto ecosistemi di elevato valore naturalistico, ma anche un patrimonio culturale e sociale che appartiene alle generazioni presenti e future.

Un esempio di collaborazione per la tutela del territorio

La sentenza è anche il risultato di una efficace collaborazione tra cittadini, associazioni ambientaliste e realtà del volontariato. Al lavoro di Salviamo l’Orso si sono affiancati WWF Italia, il Comitato Civico 3e36 di Amatrice, Mountain Wilderness Italia, LIPU, FederTrek e il Club Alpino Italiano, dimostrando come la difesa del territorio richieda competenze diverse ma un obiettivo comune.

Questa capacità di fare rete rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le sfide che attendono le montagne italiane.

Una sentenza che guarda al futuro

La decisione del Commissario costituisce un precedente importante per tutti quei territori in cui il patrimonio naturale rischia di essere compromesso da interventi non adeguatamente valutati.

Le montagne italiane non hanno bisogno di essere trasformate per essere attrattive: il loro valore risiede proprio nella loro autenticità, nella ricchezza degli ecosistemi, nella qualità dei paesaggi e nella possibilità di viverle con lentezza e rispetto.

 

FederTrek accoglie con favore una pronuncia che rafforza il principio secondo cui la tutela della natura e dei diritti delle comunità locali rappresenta la base di qualsiasi politica di sviluppo sostenibile delle aree interne. Per chi ama camminare, ogni sentiero è anche un impegno: custodire il paesaggio significa garantire che le future generazioni possano continuare a scoprire una montagna libera, integra e capace di raccontare la propria storia senza essere sopraffatta dal consumo di suolo e dalla cementificazione.