Un luogo simbolo della storia e della memoria collettiva è stato tagliato via.

A Bianchi, in località “Malisirici”, la “Grotta del Brigante” oggi non è più accessibile: il “Sentiero del Brigante” e l’accesso alla grotta sono danneggiati irrimediabilmente, a causa del taglio di parte del bosco circostante e della rimozione degli alberi che reggevano il sentiero e le poche infrastrutture di legno costruite per raggiungere la grotta. La “Grotta del Brigante” rappresenta uno dei più importanti attrattori storico-naturalistici dell’area del Reventino e dell’alta Valle del Savuto. Dal punto di vista storico in questa grotta ha trovato rifugio Pietro Bianco, uno dei briganti dalla storia più cruenta e affascinante dell’epoca post-unitaria. Dal punto di vista naturalistico l’area intorno alla grotta è immersa in una natura a tratti selvaggia, fra boschi di castagno, cerro, ontano e agrifoglio.

Questo luogo dall’identità così marcata ha rappresentato uno dei punti di forza nel complesso dei sentieri realizzati e promossi dall’associazione Discovering Reventino, attiva sul territorio dal 2015. Infatti, la “Grotta del Brigante” in questi anni è stata meta di diverse escursioni organizzate dall’associazione, con numerose presenze da tutta la regione e anche dall’estero. Inoltre, per favorire l’accessibilità di quest’area sono stati realizzati – da parte dell’amministrazione locale – alcuni interventi mirati, tra cui la costruzione di una passerella in legno che agevolava l’ingresso alla grotta. Il cammino, in linea con gli obiettivi di Discovering Reventino è una forma di resilienza e di recupero dell’identità locale e del rapporto con l’ambiente e il paesaggio: conoscere i luoghi, come la “Grotta del Brigante” e i boschi intorno, ed essere consapevoli del loro valore naturalistico, storico e culturale consente di amarli e di tutelarli. Oggi, però, a questo luogo hanno tolto la vita.

 

La sua identità è scomparsa, tagliata via insieme ai boschi. Discovering Reventino, oltre a segnalare l’accaduto alle autorità competenti affinché verifichino la liceità del taglio, si rivolge alle istituzioni e agli enti preposti, nonché alle comunità locali, per invitare tutti ad una maggiore attenzione e a rispondere a quanto avvenuto a Bianchi con una proposta di azione condivisa e partecipata. L’obiettivo comune vuole essere quello di favorire la tutela dei luoghi e la creazione di percorsi e di economie sostenibili.

I boschi a ceduo che oggi sono funzionali per produrre pali da siepe, o molto più verosimilmente, vengono trasformati in cippato e destinati agli impianti di produzione di biomassa, possono invece essere al centro di un’economia forestale ecocompatibile che crei nuova occupazione e magari anche un nuovo paesaggio. I boschi possono essere concreti strumenti di sviluppo economico, sociale e territoriale. Occorre ridare valore al legno, attraverso la valorizzazione del prodotto e, allo stesso tempo, ridare valore alla biodiversità e agli habitat forestali come risorsa paesaggistica e ambientale. L’appello di Discovering Reventino, dunque, è motivato dalla necessità di intervenire insieme, al più presto, perché ciò che è successo a Bianchi non accada in altri luoghi cari a noi tutti.

 

FIRMA LA PETIZIONE “SALVIAMO TERMINILLO: FERMIAMO UN PROGETTO INUTILE E DANNOSO, #NOTSM!” SU CHANGE.ORG

 

Il PROGETTO TSM – Già bocciato due volte a causa del devastante impatto sul territorio, il progetto TSM prevede la realizzazione di oltre 7 km di nuovi impianti nelle parti più integre del Terminillo, comportando l’eliminazione di 17 ettari di bosco secolare e provocando ingenti disturbi alla fauna, in violazione delle norme di conservazione delle aree di alto valore ambientale e di quelle sulla Valutazione di Impatto Ambientale. I nuovi impianti (previsti a quote inferiori i 1.900 m), per la cronica mancanza di neve dovuta al cambiamento climatico, non avranno alcuna possibilità di essere redditizi, costituendo di fatto uno spreco di denaro pubblico, utilizzato a discapito di una delle zone montane appenniniche più belle e suggestive, tanto da meritare la tutela dell’Unione Europea attraverso speciali aree di protezione (SIC e ZPS).

I PRINCIPALI IMPATTI SULL’AMBIENTE

●        PAESAGGIO: il TSM intende scavalcare il vincolo della tutela paesaggistica spacciando il progetto come semplice ammodernamento dell’esistente

●        FAGGETE SECOLARI: con il taglio di 17 ettari di faggi secolari si andranno irrimediabilmente a compromettere gli obiettivi di conservazione del SIC del “Bosco della Vallonina”, esponendo l’Italia ad una procedura d’infrazione Europea che comporterebbe milioni di euro di multa

●        RISORSE IDRICHE: i sistemi di innevamento artificiale richiederanno ingenti quantitativi di acqua e creeranno problemi di ricarica delle falde già sottoposte a stress idrico per la crisi climatica in atto

●        ORSO BRUNO MARSICANO: il TSM è in aperta contrapposizione con quanto certificato dall’Università di Roma “La Sapienza” che ha definito “l’intera area come di importanza critica e favorevole per l’espansione dell’areale dell’Orso bruno marsicano”, ricordando che “tale espansione viene riconosciuta come unica strategia possibile e coerente per la conservazione a lungo termine di questa relitta popolazione di orso

 

A fronte di tutti questi impatti sull’ecosistema, non si avrà alcun effetto positivo stabile sull’occupazione; gli studi economici a sostegno del progetto sono basati sulla irrealistica previsione di attirare 280 mila sciatori ogni anno, pensando di risolvere la carenza di neve con l’innevamento artificiale, i cui costi sono stati molto sottostimati senza oltretutto tenere conto del continuo aumento delle temperature. Non a caso, il Rapporto “Nevediversa 2020” di Legambiente giudica come accanimento terapeutico ogni nuovo investimento in impianti sciistici sul Terminillo, dove le giornate sciabili sono ogni anno sempre più ridotte.

COSA CHIEDIAMO ALLA REGIONE LAZIO

· Di garantire il rispetto delle norme vigenti, confermando il parere negativo alla Valutazione di Impatto Ambientale del TSM, scongiurando lo spreco di denaro pubblico e un danno ambientale certo.

· Di riassegnare i fondi a disposizione per pianificare e sviluppare una nuova visione della Montagna “Terminillo”, valorizzando tutti i settori che puntano alla valorizzazione delle risorse naturali in maniera compatibile con la loro conservazione.  

TI CHIEDIAMO DI FIRMARE E DIFFONDERE QUESTA PETIZIONE PERCHÉ LO SCEMPIO DEL TERMINILLO NON RIGUARDA SOLO IL LAZIO MA SAREBBE UN DURO COLPO PER TUTTE LE MONTAGNE ITALIANE. SIAMO ANCORA IN TEMPO PER SALVARE LA NATURA DEL TERMINILLO!

Questa petizione è sostenuta da: WWF LAZIO, FEDERTREK – ESCURSIONISMO E AMBIENTE, G.U.F.I. GRUPPO UNITARIO PER LE FORESTE ITALIANE, CLUB ALPINO ITALIANO – GR LAZIO, ITALIA NOSTRA – SABINA E REATINO, MOUNTAIN WILDERNESS LAZIO, SALVIAMO IL PAESAGGIO RIETI E PROVINCIA, POSTRIBÙ, INACHIS, ALTURA LAZIO, SALVIAMO L’ORSO.

Osservazioni al progetto presentate in fase di Valutazione di Impatto Ambientale (link)

Per ulteriori approfondimenti: (link)

Nota di WWF Lazio,  FederTrek – Escursionismo  Ambiente, G.U.F.I. Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, Club Alpino Italiano GR Lazio, Italia Nostra – Sabina e Reatino,  Mountain Wilderness Lazio, Salviamo il Paesaggio Rieti e Provincia, Postribù, Inachis sez. Gabriele Casciani Rieti, Altura Lazio, Salviamo l’Orso: il tema è il Terminillo e il progetto di rilancio “Terminillo Stazione Montana”.

Terminillo Stazione Montana: un progetto fallimentare non solo per l’ambiente, ma anche per l’economia.

Come è noto, il progetto Terminillo Stazione Montana (TSM) è già stato bocciato due volte dalla Regione Lazio a causa del devastante impatto sul territorio, ma è stato riproposto dalla Provincia di Rieti nel Dicembre 2019 con modifiche cosmetiche che non eliminano le criticità ambientali, paesaggistiche e quelle relative alla sostenibilità economica dell’investimento pubblico.

Potrebbe sembrare singolare che associazioni appartenenti al mondo ambientalista motivino la loro contrarietà contestando la redditività economica di questo progetto, ma non è così; i progetti maggiormente impattanti sull’ambiente sono infatti quelli fallimentari, perché erodono risorse ambientali e paesaggistiche senza offrire benefici economici di sorta. E purtroppo il TSM appartiene a questa categoria. Non si tratta di una affermazione gratuita, ideologica o retorica, veniamo ai fatti.

Per chi abbia la pazienza di leggere gli studi economico-finanziari allegati al progetto TSM, l’ultima pagina rivelerà una sorpresa.  Contiene infatti un disclaimer (disconoscimento) in cui l’autrice degli studi afferma testualmente quanto segue: “Il documento è stato redatto esclusivamente sulla base delle informazioni raccolte nel corso delle riunioni con la provincia di Rieti, della mail ricevute dalla Provincia di Rieti e dall’arch. Fabio Orlandi” e che di conseguenza “non si assume la responsabilità, né si fornisce alcuna garanzia per quanto riguarda la veridicità, l’accuratezza e la completezza delle informazioni contenute nel presente documento”, precisando infine come” i destinatari di questo documento si assumono la piena ed esclusiva responsabilità di qualunque azione che lo stesso intraprenda facendo affidamento sul contenuto del presente documento”.

Significa essere faziosi il far notare che uno studio economico-finanziario disconosciuto dalla stessa autrice non induca molta fiducia sulla sua redditività? Ma forse molti non lo hanno letto questo disclaimer, perché da fine Aprile ad oggi si sono moltiplicate sulla stampa locale le dichiarazioni di piena adesione del TSM. CGIL, CISL e UIL affermano in un articolo (30 Aprile) che il TSM attiverà 4.558 nuovi posti di lavoro; ma il TSM dichiara di assicurarne 17 a tempo indeterminato e 87 stagionali, e quindi come si arriva a questa cifra così allettante? Semplice, applicando un fattore moltiplicativo, quindi ipotizzando che ogni singolo addetto (anche stagionale) agli impianti metta in moto un indotto di 53 altri addetti nei settori ricettivi, commerciali, così come indicato da una società nel recente rapporto Skypass Panorama Turismo, una fonte citata nello studio di fattibilità economico -finanziaria del TSM sulla cui attendibilità si è già detto.

Ma c’è di più. Nel medesimo articolo viene avvalorata l’ipotesi che ogni euro speso da uno sciatore per gli impianti di risalita ne induca altri 10 spesi in attività quali shopping, ristoranti, alberghi, divertimenti vari. Considerato che nell’ultima stagione uno skipass giornaliero costava al Terminillo 28 euro, i sindacati si attendono che una famiglia di quattro persone, passando un weekend al Terminillo, spenderà 224 euro per gli impianti e 2.240 euro di indotto, ovvero circa 2.500 euro circa. Saremmo lieti che gli estensori di queste affermazioni specificassero quanto consistente sia oggi (ma anche domani) in Italia la platea di famiglie in grado di sostenere questi livelli di spesa al Terminillo. Viene da chiedersi in quale Italia crede di vivere chi amplifica queste ipotesi che il buon senso rigetta.

Sempre il 30 Aprile, una esponente della Lega reatina valuta il TSM come “una grande opportunità per il Lazio” (Lega reatina, 30 Aprile), poi UGL manifesta la “piena adesione al progetto”, le pro-loco di Leonessa, Cantalice e Terminillo indicano il TSM come “ultima speranza per i nostri territori” (2 Maggio) e la Coldiretti (13 Maggio) definisce il TSM come “una occasione per promuovere la sostenibilità del made in Rieti”.

I fatti sono molto diversi. Sotto il profilo occupazionale la realizzazione del progetto appare deludente rispetto alle attese e risibile se confrontata con altri investimenti di pubblica utilità. A regime, il TSM prevede l’assunzione di 17 dipendenti (e 87 stagionali). Ne deriva che esso assorbe 2,9 milioni di € per ogni nuovo posto di lavoro a tempo indeterminato creato. Tale ingente ammontare di risorse pubbliche, ben superiore ai valori medi nazionali riferiti a progetti co-finanziati (circa 56 mila €/per nuovo occupato), dovrebbe indignare chi ha a cuore la buona gestione delle risorse pubbliche alla cui raccolta hanno in buona misura contribuito i lavoratori. E qualcuno dovrebbe chiedersi se non esistano modi migliori di impiegare 20 milioni di euro, che andranno per l’acquisto di impianti (non certo prodotti da ditte locali) che rimarranno inutilizzati.

Forse è ora – ma meglio tardi che mai – di vedere in faccia la realtà.

Il TSM ha come posta di avvio 20 milioni di euro d’investimento pubblico iniziale (in parte già spesi nelle ripetute progettazioni) ma non è stata definita dai proponenti (prima tra tutti la Provincia di Rieti) una strategia d’investimento per colmare i circa 30 milioni che mancano al programma di interventi per avviarsi. E non è stata spesa una parola per spiegare come gli sciatori annuali del Terminillo – che negli ultimi anni sono oscillati tra le dieci e le ventimila presenze – dovrebbero divenire circa 280 mila attraverso un radicale drenaggio dalle altre stazioni sciistiche dell’Appennino, in crisi anch’esse. Si consiglia in proposito la lettura del documentato rapporto Nevediversa 2020 di Legambiente, certamente più autorevole di quello citato nel TSM.

La stazione meteo C. Jucci, posta a 1700 m sul M. Terminillo, ha registrato dal 1958 ad oggi, in media, la perdita di un giorno l’anno di neve sciabile. Questo dato risulta ancora più preoccupante dopo la stagione invernale appena conclusa (2019/2020) nella quale non si è registrato un solo giorno in cui le precipitazioni nevose abbiano garantito sufficiente neve sciabile al suolo.

Si dirà che oggi esiste l’innevamento artificiale; certo, ma non è gratis ed in più ha necessità di acqua e di adeguate condizioni climatiche.

In merito agli impianti di innevamento artificiale programmato, che vengono dai proponenti ritenuti risolutivi per sopperire alla mancanza di precipitazioni nevose (che per altro presuppongono basse temperature operative), si omette di rappresentare all’opinione pubblica gli alti costi che tale pratica comporta. Tale dimenticanza non è casuale. Il costo unitario di ogni singolo intervento di innevamento artificiale è infatti stimabile in oltre 1.1 milione di €, in linea con i costi sostenuti a metro cubo delle località alpine per 92.8 ha. di piste, quali dovrebbero essere quelle del TSM.

Chi si farà carico di tali costi? Perché i proponenti non ne parlano?  

Eppure, per permettere i flussi turistici previsti dal progetto tali interventi dovrebbero essere ripetuti per tre mesi invernali almeno due volte al mese (in base ai dati della neve al suolo registrato nell’ultimo decennio del Centro C. Jucci del Terminillo) con un costo certamente ben superiore a 6.6 milioni €, di cui solo 526mila sono previsti nel progetto.  Pertanto, chi si farà carico dei restanti 6 milioni di spese, ammesso che l’innevamento artificiale sia praticabile dato l’aumento delle temperature invernali del Terminillo? Si precisa che tra i nuovi impianti previsti uno solo raggiunge la quota non certo elevata di 1900 mt. Sorprende inoltre che nessuno degli intervenuti in favore del TSM abbia rilevato criticità sulla concreta capacità esecutiva del progetto da parte del consorzio incaricato della sua realizzazione e gestione (SMILE&Co) alla luce del pignoramento e messa all’asta delle quote societarie della “TSM Spa” (Corriere di Rieti 20/01/2016), società che nel consorzio funge da componente tecnica.  

Chiudiamo con una facile profezia: il TSM non passerà, e se non passerà non sarà colpa delle associazioni che lo hanno contrastato – finora le uniche a guardare in faccia la realtà – ma perché si tratta un progetto sbagliato, pensato nel posto sbagliato.

Sicuramente ci sarà chi accuserà le associazioni di essere la causa della bocciatura del TSM, ma diciamo fin da ora che si tratterà di accuse ipocrite, strumentali ed interessate; le associazioni non hanno alcun potere di veto, hanno solo richiesto il rispetto delle norme paesaggistiche e ambientali che tutte le amministrazioni pubbliche dovrebbero rispettare e hanno solo rivelato una inconsistenza del TSM che è di esclusiva responsabilità di chi lo ha concepito e portato avanti contro ogni logica e ragione.

Ma il discorso non terminerà con la bocciatura del TSM; il Terminillo rimane una enorme risorsa per il Reatino, da interpretare e valorizzare con occhi diversi; e a questa nuova prospettiva siamo disponibili con entusiasmo a contribuire.

Turismo ed escursionismo fluviale responsabile: natura e biodiversità lungo i fiumi
https://blog.tuttelestradeportanoaroma.it/…/turismo-fluvia…/

l turismo fluviale è una pratica di viaggio antica quanto l’uomo e che, nelle sue modalità rinnovate, sta riscuotendo enorme successo in molte parti d’Europa e del mondo.
È un turismo “verde“, ecologico e responsabile perché immerso nella natura e nel paesaggio, praticato con forme di mobilità dolce “a impatto zero“.

Per approfondire il tema, rilanciamo un sondaggio su Natura e Biodiversità dei fiumi, delle sponde e degli argini, sempre più amati non solo da chi pratica canoa, kayak, sup o canottaggio, ma anche da chi viaggia a piedi e in bicicletta.

Scopo del questionario è conoscere l’attitudine di chi pratica la mobilità dolce a considerare le rotte fluviali al pari di altri percorsi escursionistici, aumentando anche la consapevolezza sull’importanza della biodiversità e della conservazione delle specie da parte di viaggiatori e comunità residenti.

COMPILA IL QUESTIONARIO  https://bit.ly/turismofluviale-biodiversita

APPROFONDISCI https://blog.tuttelestradeportanoaroma.it/primo-piano/turismo-fluviale-e-biodiversita-un-sondaggio/?fbclid=IwAR3c123uOLOzLFBp4wXXTNkj09CNw2o0OGK_PT994jfy_X18d68QSuqkKkY

 

11 proposte concrete per ripartire dalla mobilità dolce e dal turismo sostenibile vivendo la natura ed i piccoli borghi

Un appello inviato oggi da AMODO ai Ministri:

    • Dario Franceschini (MiBACT),
    • Paola De Micheli (MIT),
    • Sergio Costa (MATTM),
    • Lucia Azzolina (MIUR),
    • Nunzia Catalfo (MLPS),

Al Presidente del Comitato di esperti economico e sociale presso la Presidenza del Consiglio Vittorio Colao.  Ai Presidenti delle Regioni e al Presidente dell’ANCI, il Sindaco di Bari, Antonio Decaro.

Undici proposte concrete per non dimenticare i territori dell’Italia Minore e del turismo slow per superare la fase emergenziale, ripartire con l’estate e in generale per una prospettiva a lungo termine di sviluppo del Paese

Ripartire dalla mobilità a piedi ed in bicicletta, dalle ferrovie turistiche, la natura ed i piccoli borghi, il turismo lento tra le bellezze d’Italia – ha dichiarato Anna Donati, Portavoce della Alleanza AMODO – sono la soluzione per far ripartire il turismo, l’accoglienza locale e di lavoro, la fruizione della natura, in tempi di distanziamento sociale.

> Leggi l’Appello di AMODO

> Scarica il comunicato stampa di lancio di AMODO

 

dall’editoriale del nostro VicePresidente Italo Clementi per AMODO

Penso che con la pandemia si sia aperta una nuova era, nulla potrà essere più come prima molte persone stanno riflettendo come un diverso stile di vita sia assolutamente necessario per migliorare in modo forte la qualità della vita a iniziare dalle città.

AMODO Alleanza Mobilità Dolce è nata proprio per lavorare in questa direzione e sarà in prima linea per spingere e stimolare questo processo. Fin da adesso stilerà una serie di richieste da sottoporre al governo, appena questo sarà possibile, incontrando i diversi Ministeri per sottoporre e discutere i progetti preparati e far si che possano trovare condivisione e essere avviati verso un percorso legislativo.

Oggi nelle città c’è un mondo di disagio diffuso che interessa vasti strati della popolazione e colpisce in modo forte quasi tutte le classi sociali.

I cittadini sono confusi e frastornati da una quotidianità vissuta in agglomerati urbani dove il disordine, il degrado, i volumi di traffico, l’inquinamento, compreso quello acustico, la continua accelerazione dei ritmi di vita e la mancanza di socializzazione vera, non quella virtuale, sta creando un malessere sempre più marcato, con conseguente aumento dell’aggressività, delle malattie psicotiche, degli stati di ansia.

Tutti questi sono segnali che ci dicono come il modello di sviluppo delle città, che fino a oggi ha dominato, ha fatto il suo tempo e che è giunto il momento di iniziare un nuovo percorso e un nuovo cammino in una direzione completamente diversa.
Partendo però dalla consapevolezza che la città può essere vissuta in modo nuovo e per nuovo intendo più vivo, più sereno, più partecipato, più socializzante, più solidale.

Per fare questo però è necessario fare scelte strategiche assolutamente innovative e in decisa controtendenza con quello che si è fatto sino a ora.
 Credo che sia arrivato il momento nel quale bisogna puntare in modo forte e deciso verso lo sviluppo di città realmente e concretamente sostenibili, non con le parole, ma con i fatti!

È ora di finirla di spargere fumo, di raccontare tiritere o filastrocche fatte di parole, parole, parole, parole e ancora parole. Sono fortemente convinto che per le città sia giunto e sia improcrastinabile il momento di un cambiamento vero. Di una decisa svolta.

Dobbiamo frantumare nelle nostre menti, l’immagine della città odierna e dobbiamo immaginare un’altra città, dobbiamo immaginare oltre, dobbiamo spingere il nostro pensiero al limite, dobbiamo volere un futuro diverso, dobbiamo pensare che il concetto di città come è ora impostato è un concetto vecchio, superato, obsoleto.

Le città, le amministrazioni comunali, con tutta la filiera delle associazioni, gruppi, devono assolutamente lavorare con molta volontà ma soprattutto con scelte politiche, coraggiose e precise per dare il via a questa inversione nello sviluppo urbano, che porti a un’altra città, una città dove l’uomo è l’assoluto protagonista, una città dove vivere è bello, una città serena, viva, positiva, una città dove i cittadini, oltre che virtualmente, sono anche umanamente connessi, dove il paesaggio urbano è una risorsa positiva a vantaggio di tutti gli abitanti.

Tutto questo è fondamentale per recuperare l’equilibrio sociale della comunità urbana, del territorio urbano e per la qualità della vita delle comunità cittadine. Il termine comunità è un altro concetto importante che dovrà essere tenuto in grandissima considerazione in ogni fase della nuova progettualità, un termine che deve essere come un faro verso il quale devono puntare tutti i progetti e le azioni per questo nuovo rinascimento delle nostre città.

È necessario invertire, ribaltare il modello di sviluppo. Invertire vuol dire non esportare il modello urbano delle città in piccoli paesi, addirittura nei borghi, perché sino a ora noi abbiamo fatto questo.

Abbiamo portato questo modello nelle piccole cittadine, in luoghi tra l’altro dove era ancora possibile scegliere tra un piano urbanistico che guardasse all’origine di quelle piccole realtà, di quel paese, di quel borgo, che si stava ingrandendo e dove era ancora possibile orientare la crescita nel solco della sua identità storica o al contrario che prendesse a modello quello urbanistico dei grandi agglomerati urbani.

Purtroppo spesso ha prevalso la scelta di scimmiottare la città con il risultato, un po’ come il punteruolo rosso ha fatto con splendide e rigogliose palme che sono poi seccate e morte, di contaminare questi paesi decretandone se non sempre la fine, un fortissimo degrado.

Bene penso sia giunta l’ora di fare esattamente il contrario, dobbiamo prendere a modello queste comunità e portare il loro modello in città, dobbiamo porci un obiettivo talmente alto, in apparenza addirittura folle, di trasformare le città in borghi!!Solo se ci porremo questa meta, questo obiettivo, che sicuramente sarà impossibile da raggiungere in pieno, riusciremo comunque a fare enormi passi nel recupero, urbanistico, architettonico, sociale, morale, di un nuovo godimento delle nostre città, di un nuovo rinascimento.

Il dramma delle città è un forte depauperamento del tessuto e della coesione sociale. Ma come si recupera questa coesione sociale?

Non si recupera solo vietando il traffico nei centri storici, ma si recupera ridando un’armonia di insieme a tutto il territorio urbano, periferie comprese, riaprendo un dialogo tra esse e il centro urbano, riattivando un positivo flusso di interscambio umano, che vuol dire riallacciare i collegamenti sociali, rimettendo in connessione i cittadini delle periferie con i cittadini dei centri urbani.

Se vogliamo far rinascere le nostre città non dobbiamo più mettere al centro della nostra progettazione i centri storici, come se fossero tutta la città dimenticandosi completamente delle periferie che quasi non vengono considerate città vera, ma zone da abbandonare al loro destino. Non è così.

Se vogliamo realmente cambiare il volto e ridare forza al tessuto sociale delle nostre città dobbiamo essere ben coscienti che il recupero delle città parte dalle periferie e non dai centri storici.

Esse devono diventare il luogo privilegiato, il laboratorio creativo, il crogiolo, di questo nuovo futuro. La vera rivoluzione delle nostre città deve partire da qui, è li che ci giochiamo la partita più grossa.

Le periferie sono state considerate sempre un po’ come una stanza della casa in cui ammucchiare vecchi oggetti, buttare in modo frettoloso e disordinato qualunque cosa che ci vogliamo togliere di torno, tanto quella è una stanza chiusa, buia, polverosa, quello che conta è il salotto buono.

Ecco io penso sia giunto il momento di aprire questa stanza, svuotarla delle cose che non servono, pensare a un nuovo utilizzo, ridarle luce, aria, rimetterla in comunicazione con tutta la casa, chiedendosi perché ci siamo ristretti nel salotto buono, mentre avevamo a disposizione spazi vitali da utilizzare.

È necessario avere entusiasmo, idee, libertà di pensiero, porsi come missione il preciso obiettivo di trasformare le periferie da luogo degradato a componente pulsante di questa nuova armonia urbana.

Bisogna avere coraggio, molto coraggio, arrivando anche, tanto per fare un esempio, a prevedere l’abbattimento, nei casi più eclatanti, di quegli edifici che vengono normalmente definiti con un linguaggio spregiativo “casermoni” e che hanno dato un grosso contributo all’abbrutimento architettonico ma, quello che è ancora peggio, al decadimento sociale delle periferie.

Oggi più che mai che in questo discorso di cambiamento, di inversione di tendenza, di nuova idea di città, di una città che guarda avanti che mette al centro del suo sviluppo l’uomo e il suo benessere fisico e psichico è necessario assolutamente lavorare su una nuova idea di mobilità, dove il muoversi a piedi o in bicicletta in stretto interscambio con i mezzi pubblici, diventa assolutamente prioritario.

Il recupero delle periferie e una nuova mobilità urbana, realmente sostenibile, sono i due capisaldi prioritari intorno ai quali lavorare con molta, molta convinzione. Se sono riuscito a farvi sognare e a desiderare che questo borgo metropolitano, che sembra un irrealizzabile sogno, si avveri, allora forse le mie non sono state parole al vento.

È arrivata la Primavera con la sua luce, la rinascita e la speranza anche in questo doloroso 2020 di pandemia, preoccupazione e restrizioni

Anche se abbiamo rimandato tutti gli eventi della Primavera della Mobilità dolce di AMODO, siamo pronti a sognare insieme viaggi e progettare percorsi dentro il tempo lento del nostro comune stare a casa, il tempo della responsabilità collettiva.

Oggi l’Italia, come l’Europa ed il mondo intero, sono immersi nell’emergenza Coronavirus, con il suo carico di contagi, morti e sofferenza.

La priorità è dunque salvare le persone contagiate in grave difficoltà, tutelare i lavoratori del sistema sanitario e dei servizi essenziali, mentre ognuno di noi restando a casa deve contribuire a ridurre l’espandersi del contagio. A tutti quelli impegnati in prima linea per questa assistenza va il nostro ringraziamento e la nostra vicinanza alla famiglie dei deceduti ed ammalati, a tutti i territori e le amministrazioni più colpite.

Dal 21 marzo al 21 giugno la nostra Alleanza AMODO aveva lanciato la consueta Primavera per la Mobilità Dolce, con tanti eventi a piedi, in bicicletta, sui treni turistici, con escursioni, convegni e mostre per viaggiare dolcemente nella bellezza del  paesaggio italiano e godersi la sua stagione migliore. Ma adesso dobbiamo giustamente stare tutti a casa ed annullare questi eventi, come prescritto dal Governo e dalle istituzioni di tutela della salute, perché solo cosi possiamo fermare il contagio.

Eppure confinati a casa, restiamo viaggiatori che non vogliono fermare i propri sogni: è il tempo per immaginare una camminata, una pedalata, un viaggio su di un treno turistico, un piccolo borgo autentico da vivere, un viaggio lento immersi nella natura e di raccontarlo, per permettere a molti altri di conoscerlo, desiderarlo e programmarlo in compagnia. Per questo, sul sito e social vi proporremo a partire da questi primi spunti tante idee per viaggi slow da fare quando avremo superato l’emergenza.

Sono proposte delle nostre tante associate, pronte a far ripartire presto quel turismo lento e la cura dei territori che ci tiene uniti in una grande piattaforma per la mobilità dolce: AMODO.

E’ il momento anche per una riflessione che porteremo avanti con tutte le nostre Associazioni su ambiente e salute, sulla conversione dell’attuale sistema di trasporti che causa insostenibile inquinamento dell’aria, considerato anche un possibile fattore di diffusione dei virus: un modello che deve cambiare, puntando con decisione verso la qualità ambientale e la salute collettiva, e quindi verso una mobilità sostenibile, dolce ed attiva, che AMODO è impegnata da sempre a sostenere. Riprendiamoci ora il tempo lento del nostro stare a casa e diamo spazio ai nostri viaggi immaginari, ecco alcuni dei nostri più affezionati, mandateci i vostri!

La primavera è arrivata, dobbiamo esser certi che…… torneremo a viverla!

Scoprite le nostre proposte di viaggi slow.

Un incontro pubblico nel quale ragionare sui punti deboli del progetto, ponendoci delle domande cruciali sul futuro del comprensorio del Terminillo

COMUNICATO STAMPA A CURA DELLE ASSOCIAZIONI

CAI Gruppo Regionale Lazio, WWF Lazio, FederTrek – Escursionismo Ambiente, European Consumers, Italia Nostra – Sabina e Reatino, Mountain Wilderness Lazio, Salviamo il Paesaggio – Rieti e Provincia, Postribù, Inachis sez. Gabriele Casciani Rieti, Altura Lazio, Salviamo l’Orso.

Si è svolta nel pomeriggio di oggi venerdì 6 in Rieti la presentazione delle osservazioni che le undici associazioni presenteranno nel procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale del progetto di ampliamento delle strutture sciistiche del Terminillo (TSM 2).

L’incontro si è svolto a porte chiuse ma è stato ripreso in diretta dalle telecamere di Rietinvetrina e sarà pubblicato integralmente alle ore 22 sulla pagina Facebook del giornale online (www.rietinvetrina.it; per vederlo basterà cliccare MI Piace sulla pagine FB di Rietinvetrina).

Dopo una introduzione del moderatore Stefano Ardito, Daniele Boninsegni (CAI) ha ripercorso la storia degli impianti del Terminillo nei quasi cento anni della loro storia, Andrea Filpa (WWF) ha argomentato la incompatibilità del TSM 2 con la pianificazione paesaggistica, Fabrizio Millesimi ne ha illustrato le carenze sotto il profilo della sicurezza idrogeologica e di protezione dalle valanghe, Max Bianco (European Consumers) ha evidenziato il mancato rispetto di importanti normative comunitarie, Cesare Carloni (CAI) e Alessandro Piazzi (FederTrek) hanno illustrato gli inaccettabili impatti e perdite di capitale naturale indotte dal TSM 2 ed infine Giampiero Cammerini (WWF) ha sottolineato le incongruenze e la inaffidabilità delle analisi economico finanziarie.

Nel complesso è emerso con chiarezza il profilo di un progetto incompatibile con una pluralità di norme di governo del territorio, di impatto inaccettabile sui boschi (si stima l’abbattimento di circa 17 ettari di bosco 1700 alberi vetusti e la perdita di circa 65000 mq di praterie primarie) e sul paesaggio, del tutto incapace ad assicurare al Terminillo quello sviluppo che sia le comunità locali sia gli autentici amanti del Terminillo attendono da trenta anni.

Duole che la Regione Lazio non abbia fermato (come già fece nel 2010 per identiche ragioni) questo palese ulteriore spreco di risorse pubbliche profuse per progettazioni di opere che – se si rispettano le leggi – non potranno mai essere realizzate, e stupisce che la Soprintendenza per le province di Frosinone, Latina e Rieti abbia già emesso un parere positivo, che il WWF ha invitato ad annullare in autotutela.

Le associazioni auspicano che il Progetto TSM 2, come i suoi predecessori, sia fermato da una pronuncia di compatibilità negativa, e che sgombrato il campo dai fantasmi del passato si passi alla definizione di un futuro del Terminillo realmente sostenibile e soprattutto capace di offrire opportunità di sviluppo attraverso il ripristino degli impianti esistenti e la contestuale promozione di una pluralità di attività turistiche che ne rinnovino l’immagine e l’attrattività.

Rieti, 6 Marzo 2020

FederTrek rinnova la sua adesione al “Global Strike for Future” ed invita tutti a seguirla.

 

Greta Thunberg è oggi, venerdì 19 aprile, in Piazza del Popolo per il #FridayForFutureRoma. Ad accogliere la 16enne “pasionaria” del clima un palco green alimentato con 128 biciclette.

Dalle 11 largo agli interventi dal palco dei giovani di Friday For the Future Roma. Greta prenderà la parola alle ore 12:30. Poi musica e intrattenimento previsti fino alle 14. Niente bandiere, solo cartelli e striscioni a tema: in fermento il crowdfunding per la copertura dal basso di tutti i costi dell’evento.

 

Abbiamo certamente bisogno di speranza. Ma l’unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione. Una volta che iniziamo ad agire, la speranza si diffonde. Quindi, invece di cercare la speranza, cerchiamo l’azione.
Allora e solo allora, la speranza arriverà.”
Greta Thunberg

FederTrek aderisce al Global Strike for Future convinta che la concretezza dell’azione del camminare ci possa portare verso un futuro di sostenibilità e pace.

 

foto: Pietro Santucci

FederTrek riconosce al lupo un grande valore simbolico e la potenzialità sociale nel ricreare un sano equilibrio con l’ambiente naturale. Durante le nostre escursioni abbiamo avuto modo più volte di emozionarci per il casuale incontro con questo straordinario animale, che appassiona grandi e piccini di fronte alla scoperta delle sue tracce o nell’ascolto durante i racconti di quei pastori che sono tornati a conviverci pacificamente.

La conservazione del lupo è un tema che riteniamo vada affrontato da un punto di vista della gestione ambientale, ma ancor prima è una potenzialità di sviluppo per i territori in cui è presente. Da sempre le nostre associazioni lavorano per la valorizzazione del patrimonio naturale ed assistiamo sempre più frequentemente all’esigenza di una fruizione esperienziale della natura. Tale tendenza crea una nuova prospettiva sulle possibilità di sviluppo dei territori dell’Appennino, che non può assolutamente prescindere da una stretta tutela e sorveglianza dell’ambiente e delle specie animali che lo popolano.

Riguardo la notizia che si sta diffondendo nelle ultime ore riguardante una Circolare del Ministero degli Interni inviata ai prefetti delle province di Trento e Bolzano e al presidente della Regione Val D’Aosta, è necessario fare chiarezza.

In caso di lupi (o individui di altre specie), ritenuti pericolosi per l’incolumità pubblica, esiste già la possibilità di derogare alla protezione assoluta e, a seguire, la possibilità di ricorrere all’abbattimento come soluzione finale. Tale possibilità è esplicitata nella Direttiva Habitat, la normativa europea di riferimento per la conservazione e gestione delle specie e degli habitat di interesse comunitario.

Stante l’attuale inquadramento normativo che interessa la tutela e gestione del Lupo in Italia, la circolare del Ministero degli Interni non aggiunge nulla. L’atto del Ministero degli Interni ci appare esclusivamente strumentale a gettare benzina sul fuoco per fomentare gli animi e a ricevere consensi.

 Riguardo la tutela del Lupo in Italia, FederTrek accoglie con favore l’approccio partecipativo con cui è stato elaborato il nuovo Piano Nazionale per la Gestione del Lupo, nella cui ultima versione è stata sralciata la possibilità di abbattimenti per contenere le popolazioni, ritenendo che questa sia la strada da intraprendere per una gestione condivisa ed efficace delle risorse naturali. Temiamo tuttavia che la mancanza di fondi metta a rischio la sua applicazione. Abbiamo visto troppo spesso come le azioni di prevenzione rischiano di ricadere economicamente sugli allevatori ed agricoltori accentuando il clima di conflittualità verso la specie.

Ci auguriamo quindi che si vada verso la ricerca di un modello di convivenza che dia risposta alle aspettative di sviluppo socio-economico di chi vive e lavora nei territori, ma che garantisca la tutela dalla fauna selvatica.