Il 24 agosto torna ogni anno come una data impossibile da attraversare con indifferenza. Alle 3:36 del 24 agosto 2016 il terremoto colpì il cuore dell’Appennino centrale, devastando Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e molti altri centri tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Fu l’inizio di una lunga sequenza sismica che avrebbe continuato a ferire il territorio nei mesi successivi.
Oggi, 25 agosto 2026, sono trascorsi dieci anni. Ieri sono tornate le commemorazioni, le immagini, i nomi delle vittime, il ricordo dei soccorritori e delle comunità colpite. Tutto necessario. Tutto doveroso.
Ma FederTrek sceglie di parlarne oggi, il giorno dopo.
Perché la vera sfida comincia quando le telecamere se ne vanno, quando termina la cerimonia, quando il terremoto smette di essere una ricorrenza nazionale e torna a essere la quotidianità di chi in quei territori continua a vivere, lavorare, ricostruire, progettare il proprio futuro.
Ricostruire le case non basta
A dieci anni dal sisma, la ricostruzione materiale rimane fondamentale. Ma sappiamo ormai che ricostruire un territorio significa molto più che ricostruirne gli edifici.
Una casa senza una comunità intorno rischia di essere soltanto un edificio. Un borgo senza servizi, opportunità, relazioni e prospettive rischia di essere restaurato perfettamente e, allo stesso tempo, di continuare a svuotarsi. Il terremoto ha infatti colpito territori che già prima del 2016 affrontavano problemi profondi: spopolamento, invecchiamento della popolazione, riduzione dei servizi, difficoltà dei collegamenti, fragilità delle economie locali. Il sisma ha accelerato processi che erano già in corso.
Per questo la rinascita dell’Appennino centrale deve essere innanzitutto una ricostruzione sociale, economica e territoriale.
Significa tornare ad abitare i paesi, sostenere chi sceglie di restare, creare opportunità per chi vuole tornare e rendere possibile l’arrivo di nuovi abitanti. Significa mantenere vivi scuole, attività economiche, associazioni, presìdi culturali e servizi. Significa soprattutto ricostruire quella rete di relazioni che trasforma un insieme di case in una comunità.
Camminare come gesto di vicinanza
FederTrek ha scelto fin dai primi mesi successivi al sisma di essere presente in questi territori attraverso ciò che meglio sa fare: camminare. Non per trasformare i luoghi del terremoto in scenari da osservare, ma per attraversarli, conoscerli, incontrarne gli abitanti e contribuire a mantenerli dentro una geografia nazionale delle relazioni.
Da questa convinzione sono nate negli anni esperienze e collaborazioni diverse.
Il Festival dei Borghi della Laga ha rappresentato una delle espressioni più significative di questa impostazione: mettere in rete comunità, associazioni, amministrazioni e visitatori attraverso escursioni, incontri, cultura e conoscenza del territorio.
Nello stesso orizzonte si colloca il Cammino nelle Terre Mutate, un itinerario che attraversa i territori interessati dai terremoti dell’Appennino centrale. Qui il cammino assume un significato particolare: permette di comprendere fisicamente la dimensione del sisma, ma soprattutto di incontrare ciò che è venuto dopo. Le ferite, certamente, ma anche la capacità delle comunità di reagire.
E poi le escursioni, gli incontri, le iniziative delle associazioni locali e della rete FederTrek: una presenza forse meno visibile di un grande progetto infrastrutturale, ma capace di costruire relazioni nel tempo. Del resto, la stessa FederTrek riconosce tra le finalità delle proprie associazioni la promozione della cultura del camminare e del territorio e considera la partecipazione a iniziative e progetti comuni parte integrante della propria vita associativa.
Non vogliamo un Appennino museo
C’è però un rischio che dobbiamo evitare: immaginare la rinascita delle aree terremotate soltanto attraverso il turismo.
L’Appennino non può diventare un grande museo della memoria, né un luogo frequentato nei fine settimana e abbandonato dal lunedì al venerdì. Il turismo lento e l’escursionismo possono contribuire alla rinascita soltanto se diventano strumenti al servizio delle comunità.
Chi cammina può scegliere di pernottare nei piccoli centri, acquistare prodotti locali, entrare nei bar e nei negozi, utilizzare i servizi del territorio, conoscere artigiani e produttori. Ma soprattutto può stabilire una relazione con quei luoghi e contribuire a raccontarli fuori dall’Appennino. È una forma di economia certamente piccola se osservata episodio per episodio, ma potenzialmente significativa quando diventa rete e continuità.
Ed è anche una concezione coerente con il ruolo che FederTrek attribuisce ai propri accompagnatori: non semplicemente persone capaci di guidare un gruppo lungo un sentiero, ma operatori culturali, sociali e ambientali impegnati nella promozione del territorio, nella tutela dell’ambiente e nella costruzione di socialità.
Tornare, e poi tornare ancora
Forse il contributo più semplice che il mondo dell’escursionismo può offrire ai territori terremotati è racchiuso proprio in questa parola: tornare.
Tornare ad Amatrice. Tornare ad Accumoli, Arquata, Norcia, Visso, Ussita e negli altri borghi dell’Appennino colpiti dalla sequenza sismica. Percorrere il Cammino nelle Terre Mutate. Partecipare alle iniziative locali. Fermarsi a dormire. Mangiare nei paesi. Comprare da chi produce sul territorio. Ascoltare le persone che quei luoghi li abitano.
E poi tornare ancora.
Perché la solidarietà più importante non è necessariamente quella del momento dell’emergenza. È anche quella che riesce a trasformarsi in presenza duratura.
Il 25 agosto
Per questo abbiamo scelto il 25 agosto.
Il 24 appartiene innanzitutto alle vittime, alle loro famiglie e alle comunità colpite. È il giorno della memoria.
Il 25 agosto può essere il giorno dell’impegno.
Un giorno simbolico per ricordarci che, passato l’anniversario, quei territori continuano a esistere. Che la ricostruzione continua. Che lo spopolamento non aspetta. Che le attività economiche hanno bisogno di persone. Che sentieri, paesi e comunità hanno bisogno di essere attraversati e vissuti.
Dieci anni dopo il terremoto, ricordare non può significare soltanto guardare indietro.
Significa soprattutto domandarci quale Appennino vogliamo vedere tra altri dieci anni.
FederTrek continuerà a scegliere un Appennino abitato, accessibile, attraversato, tutelato e vivo. Un territorio nel quale il camminare possa essere una delle forme attraverso cui ricucire luoghi e persone, mettere in relazione città e aree interne e trasformare la memoria in futuro.
Perché forse il modo migliore per ricordare questi territori è molto semplice:
non ricordarsene soltanto il 24 agosto.
Ricordarsene il 25. E poi il 26, il 27 e tutti i giorni che verranno.




