Il seminario promosso da AssoCEA Messina APS ha ricordato le sei vittime della tragedia del Rifugio del Falco, rilanciando la necessità di una strategia più efficace contro gli incendi e per la conservazione degli ecosistemi mediterranei.
Diciannove anni dopo la tragedia del Rifugio del Falco, la memoria delle vittime si è unita alla riflessione sulle responsabilità collettive e sulle azioni necessarie per proteggere i boschi, la biodiversità e le comunità esposte al rischio degli incendi.
Venerdì 21 agosto, nel Salone di rappresentanza dell’Ordine degli Architetti PPC di Messina, si è svolto il seminario “Incendi boschivi e Rete Natura 2000”, promosso da AssoCEA Messina APS come prologo alle commemorazioni del 22 agosto. Un incontro nel quale il ricordo del drammatico incendio che nel 2007 raggiunse l’agriturismo di Patti, provocando sei vittime, non è stato separato dall’analisi del presente e dalla necessità di costruire una più efficace cultura della prevenzione.
Una ferita ancora aperta
La tragedia del Rifugio del Falco continua a rappresentare una ferita profonda per il territorio messinese. A distanza di quasi vent’anni, ricordare quanto accadde significa innanzitutto rendere omaggio alle persone che persero la vita, ma anche interrogarsi su quanto sia stato realmente fatto per impedire il ripetersi di eventi analoghi.
È stato questo il filo conduttore del seminario: trasformare la memoria in responsabilità, affinché la commemorazione non rimanga confinata a una ricorrenza annuale, ma diventi occasione per rafforzare la prevenzione, la pianificazione territoriale e la capacità di risposta delle istituzioni e delle comunità.
I lavori, moderati dall’ingegnere Francesco Cancellieri, presidente di AssoCEA Messina APS, hanno riunito rappresentanti degli ordini professionali, del volontariato ed esperti delle discipline ambientali. Sono intervenuti Giovanni Lazzari, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Messina; Anna Carulli, presidente della Fondazione Architetti nel Mediterraneo e dell’INBAR; Marilena Maccora, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Messina; Ennio Marino, vicepresidente del CESV; il geologo Gabriele Denaro e l’esperto ambientale Giuseppe Cacciola.
L’incontro ha confermato quanto la prevenzione degli incendi richieda competenze differenti e coordinate: conoscenza degli ecosistemi, pianificazione urbanistica, gestione forestale, protezione civile, manutenzione del territorio, informazione e partecipazione dei cittadini.
Gli incendi dentro la crisi degli ecosistemi
Particolare attenzione è stata riservata al rapporto tra gli incendi boschivi e la conservazione dei siti appartenenti alla Rete Natura 2000. Il fuoco, infatti, non determina soltanto la perdita immediata della vegetazione, ma può alterare profondamente habitat, suoli, equilibri idrogeologici e comunità animali, compromettendo per anni la capacità di recupero degli ecosistemi.
Il contributo tecnico del professor Vincenzo Piccione, geobotanico e presidente del Comitato dei promotori della Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea, ha richiamato la necessità di superare una gestione prevalentemente emergenziale. Non è più sufficiente concentrare risorse e attenzione soltanto sullo spegnimento: occorre agire prima dell’incendio, attraverso la conoscenza del territorio, la cura degli ambienti agroforestali, il presidio delle aree interne e l’adozione di piani costruiti sulle caratteristiche ecologiche e sociali dei luoghi.
Dal confronto è emersa anche la volontà di lavorare a un “libro bianco” tecnico, capace di offrire uno scenario aggiornato e proposte concrete. Come sottolineato durante l’incontro, dopo decenni di incendi ricorrenti non è più possibile continuare a considerarli eventi quasi imprevedibili: la ripetitività del fenomeno impone di valutare criticamente l’efficacia del modello finora adottato e di investire maggiormente nella prevenzione. Il servizio giornalistico dedicato all’incontro ha restituito con chiarezza questa richiesta di cambiamento.
Le parole di Calvino per raccontare il fuoco
Accanto agli approfondimenti scientifici e tecnici, il seminario ha proposto anche un momento di intensa partecipazione emotiva. Daniela Conti ha letto “Il fuoco e il bosco”, passo tratto da Il barone rampante di Italo Calvino.
La letteratura ha così offerto un linguaggio diverso per raccontare la forza distruttiva delle fiamme e la fragilità del bosco, ricordando come la natura non sia uno scenario esterno alla vita umana, ma uno spazio di relazioni, memoria e appartenenza. La lettura ha contribuito a ricomporre le due dimensioni centrali dell’iniziativa: la conoscenza e l’emozione, la prevenzione e il ricordo.
Un itinerario di memoria e solidarietà
Le commemorazioni sono proseguite il 22 agosto attraverso un itinerario che ha unito luoghi diversi della Sicilia. Dal Bosco di Santo Pietro alla Sughereta di Niscemi, colpita dall’incendio del luglio 2025, fino al Pozzo Gradiglia di Licata e alla Stele Livatino di Agrigento, il percorso ha assunto il significato di una testimonianza di vicinanza ai territori feriti e di un impegno comune per la loro tutela.
La pluralità dei luoghi coinvolti ha ricordato che gli incendi non rappresentano un problema circoscritto a singoli comuni. Sono un fenomeno che attraversa paesaggi, habitat e comunità, rendendo indispensabile una rete stabile di collaborazione tra amministrazioni, professionisti, associazioni, volontari e cittadini.
L’iniziativa, sostenuta da enti locali, ordini professionali e organizzazioni impegnate nella tutela ambientale, ha dunque lasciato un messaggio preciso: ricordare le vittime del Rifugio del Falco significa anche assumersi la responsabilità di evitare nuove tragedie.
La prevenzione non può essere affidata esclusivamente agli interventi durante l’emergenza. Deve cominciare molto prima, con la cura quotidiana del territorio, il monitoraggio, la formazione, l’educazione ambientale e una pianificazione capace di riconoscere il valore e la vulnerabilità degli ecosistemi mediterranei. Solo così la memoria può diventare azione e il dolore del passato trasformarsi in un impegno concreto per il futuro.





