La Commissione europea ha recentemente pubblicato il documento “European Commission Guidance on Sustainable Tourism in Natura 2000 Sites”, una nuova guida rivolta ai gestori delle aree protette, alle amministrazioni pubbliche e agli operatori del turismo per favorire uno sviluppo turistico compatibile con gli obiettivi di conservazione della rete Natura 2000. Il documento rappresenta un importante aggiornamento dell’approccio europeo alla gestione della fruizione delle aree naturali, proponendo strumenti concreti per conciliare tutela della biodiversità, sviluppo economico e accesso responsabile ai territori.

Tra i numerosi temi affrontati, uno emerge con particolare forza perché riguarda direttamente il mondo dell’escursionismo: il “paradosso della conservazione”. Più un luogo è ben conservato, più diventa attrattivo per il turismo; ma proprio l’aumento dei visitatori rischia di compromettere gli habitat e le specie che costituiscono la ragione stessa del suo valore naturalistico. La Commissione lo sintetizza con una frase tanto semplice quanto efficace: “aree protette ben gestite attraggono un numero crescente di visitatori, con conseguenti pressioni sugli habitat e sulle specie che costituiscono proprio la ragione della loro attrattività.”

È una riflessione che interessa da vicino anche il mondo del camminare. Negli ultimi anni il desiderio di vivere la natura a piedi è cresciuto enormemente e l’escursionismo rappresenta oggi una delle forme di turismo più dinamiche e sostenibili. Proprio per questo le nuove linee guida offrono spunti preziosi per comprendere come accompagnare questa crescita senza mettere a rischio il patrimonio naturale che rende i nostri sentieri così preziosi.

Camminare è sostenibile, ma non automaticamente

L’escursionismo è probabilmente una delle forme di fruizione del territorio con il minore impatto ambientale. Non richiede infrastrutture invasive, produce emissioni molto contenute e favorisce una conoscenza lenta e rispettosa dei luoghi.

Le nuove linee guida europee ricordano però un principio fondamentale: nessuna attività è sostenibile per definizione. Lo diventa soltanto se viene praticata entro i limiti di resilienza degli ecosistemi.

Un singolo escursionista difficilmente rappresenta un problema. Diverso è il caso di migliaia di persone concentrate negli stessi luoghi, negli stessi periodi e sugli stessi sentieri. In queste condizioni possono verificarsi fenomeni di:

  • erosione dei sentieri e del suolo;
  • disturbo della fauna, soprattutto durante i periodi riproduttivi;
  • danneggiamento della vegetazione più sensibile;
  • frammentazione degli habitat;
  • aumento dei rifiuti e delle pressioni indirette sulle aree naturali.

Il problema, quindi, non è il comportamento del singolo camminatore, ma l’effetto cumulativo dei flussi turistici. È proprio questa la dinamica che la Commissione identifica come paradosso della conservazione.

La soluzione non è limitare il turismo, ma governarlo

Il documento europeo evita una contrapposizione tra conservazione e fruizione. Al contrario, sostiene che un turismo ben pianificato possa diventare uno strumento di tutela della biodiversità, oltre che un’importante opportunità economica per le comunità locali.

L’obiettivo non è ridurre il numero dei visitatori, ma gestire la loro presenza affinché rimanga compatibile con gli obiettivi di conservazione del sito Natura 2000.

Per raggiungere questo equilibrio le linee guida propongono una serie di strumenti operativi:

  • pianificare i flussi turistici durante tutto l’anno;
  • distribuire i visitatori su itinerari differenti;
  • proteggere le aree ecologicamente più sensibili;
  • monitorare gli effetti della frequentazione;
  • adattare progressivamente la gestione sulla base dei risultati osservati.

Si tratta di un approccio dinamico, che sostituisce la logica dei divieti generalizzati con quella della gestione intelligente del territorio.

Conta la qualità della fruizione, non soltanto i numeri

Uno degli aspetti più interessanti delle nuove linee guida riguarda il cambio di prospettiva rispetto al tema dell’overtourism.

Per molti anni il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sul numero dei visitatori. La Commissione europea invita invece a valutare soprattutto come le persone frequentano un’area naturale.

Le domande da porsi diventano quindi:

  • dove si concentrano i visitatori?
  • in quali periodi dell’anno?
  • con quali modalità di accesso?
  • quali habitat vengono maggiormente interessati?
  • quali effetti produce la frequentazione nel medio e lungo periodo?

Per rispondere a questi interrogativi il documento richiama strumenti ormai fondamentali nella gestione dei siti Natura 2000, tra cui:

  • la definizione degli obiettivi specifici di conservazione (SSCO);
  • la zonizzazione delle aree secondo la loro sensibilità ecologica;
  • la valutazione della capacità di carico ecologica;
  • il monitoraggio continuo degli habitat e delle specie;
  • l’integrazione della pianificazione turistica con le misure previste dall’articolo 6 della Direttiva Habitat.

Una sfida per il mondo dell’escursionismo

Per le associazioni escursionistiche queste indicazioni rappresentano molto più di semplici raccomandazioni tecniche.

Gli accompagnatori e le organizzazioni che promuovono il camminare possono infatti diventare veri protagonisti della conservazione. Ogni escursione è infatti anche un’occasione di educazione ambientale.

Un gruppo accompagnato lungo itinerari scelti con attenzione, informato sul valore degli habitat attraversati e sensibilizzato ai comportamenti corretti produce un impatto profondamente diverso rispetto a una frequentazione spontanea e inconsapevole.

In questa prospettiva, il ruolo dell’accompagnatore non consiste soltanto nel guidare un gruppo lungo un sentiero, ma anche nel trasmettere la consapevolezza che la natura è un patrimonio da conoscere e da rispettare.

Il futuro dei cammini passa dalla gestione dei territori

Il crescente successo dei grandi cammini, delle reti sentieristiche e del turismo lento rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare le aree interne e sostenere le economie locali.

Ma proprio perché il numero dei camminatori continuerà probabilmente a crescere, sarà sempre più importante progettare reti escursionistiche capaci di distribuire i flussi e valorizzare territori meno conosciuti, evitando la concentrazione su poche destinazioni iconiche.

Le linee guida europee suggeriscono quindi di:

  • diversificare gli itinerari;
  • promuovere la destagionalizzazione delle visite;
  • coinvolgere attivamente le comunità locali;
  • integrare conservazione e sviluppo economico;
  • utilizzare il monitoraggio per adattare continuamente le strategie di gestione.

In questo modo il turismo naturalistico può trasformarsi da possibile fattore di pressione a vero alleato della conservazione della biodiversità.

Camminare è anche un atto di responsabilità

Le nuove linee guida della Commissione europea ci ricordano, in definitiva, che la natura non ha bisogno soltanto di essere visitata, ma soprattutto di essere compresa.

Camminare rappresenta uno dei modi più autentici per entrare in relazione con un territorio, ma questa relazione comporta inevitabilmente anche una responsabilità. Ogni sentiero percorso è un equilibrio delicato tra il diritto delle persone di conoscere la natura e il diritto della natura di continuare a evolversi senza subire pressioni incompatibili con la propria conservazione.

È questo il vero significato del paradosso della conservazione: il successo delle aree naturali non può essere misurato soltanto dal numero di visitatori che riescono ad attrarre, ma dalla capacità di accogliere le persone senza compromettere quel patrimonio di habitat e specie che le rende uniche. Una sfida che riguarda le istituzioni, i gestori delle aree protette, le associazioni escursionistiche e, in fondo, ciascuno di noi ogni volta che decide di mettersi in cammino.