La sicurezza in montagna è un tema complesso, che diventa particolarmente delicato quando l’attività escursionistica si svolge in ambienti ad alta dinamicità naturale, come i vulcani attivi. In questi contesti, la montagna non è solo un luogo morfologicamente impegnativo, ma un sistema vivo, in continua evoluzione, capace di modificare le proprie condizioni di rischio in tempi estremamente rapidi. Affrontare il tema della sicurezza significa quindi interrogarsi non solo su “chi” possa accompagnare le persone, ma anche su “come” e “fino a che punto” sia legittimo trasformare un fenomeno naturale potenzialmente pericoloso in un’opportunità di fruizione turistica ed economica.

In Italia, territori come l’Etna, lo Stromboli o il Vesuvio rappresentano esempi emblematici di questo equilibrio fragile. Qui la presenza di attività eruttive, talvolta spettacolari e mediaticamente molto attrattive, genera un forte interesse turistico, con ricadute economiche significative per le comunità locali. Tuttavia, proprio la spettacolarità dell’evento naturale rischia di diventare un fattore distorsivo nella percezione del pericolo: ciò che appare “controllabile” o “prevedibile” all’occhio del visitatore può, in realtà, evolvere rapidamente in una situazione critica.

In questo scenario, il ruolo delle guide e degli accompagnatori assume una valenza centrale. Non tutte le figure che operano in montagna sono abilitate ad accompagnare gruppi in ambienti vulcanici, soprattutto in presenza di fenomeni attivi. Le competenze richieste non si limitano alla capacità di condurre un gruppo lungo un sentiero, ma includono la lettura dei segnali ambientali, la conoscenza dei piani di protezione civile, l’interazione costante con gli enti di monitoraggio scientifico e la capacità di assumere decisioni rapide e impopolari, come l’annullamento di un’escursione in condizioni apparentemente favorevoli.

Il quadro normativo e regolamentare italiano distingue chiaramente tra escursionismo “ordinario” e attività svolte in ambienti speciali o a rischio specifico. Nei contesti vulcanici, l’abilitazione delle guide è spesso subordinata a autorizzazioni locali, ordinanze dei sindaci e indicazioni delle autorità di protezione civile, che possono variare anche di giorno in giorno. Questo rende evidente come la sicurezza non sia un dato statico, ma un processo continuo di valutazione del rischio, che non può essere improvvisato né delegato a logiche esclusivamente commerciali.

Ed è proprio qui che emerge il nodo più delicato: il rapporto tra opportunità economiche e gestione del rischio. Le fasi di attività eruttiva “scenografica”, con colate laviche visibili o esplosioni stromboliane regolari, attirano flussi turistici importanti. Rinunciare a queste occasioni può sembrare, per operatori e territori, una perdita economica difficile da accettare. Tuttavia, spingere l’accompagnamento oltre i limiti della prudenza significa trasferire il rischio dalle dinamiche naturali alle responsabilità umane, con conseguenze potenzialmente gravi sul piano etico, giuridico e sociale.

La sicurezza in montagna, e ancor più in ambiente vulcanico, non può quindi essere letta come un ostacolo allo sviluppo, ma come una condizione imprescindibile per uno sviluppo sostenibile e duraturo. Investire nella formazione delle guide, nel rispetto delle regole e nella comunicazione trasparente del rischio non riduce l’attrattività dei territori: al contrario, rafforza la fiducia dei visitatori e tutela l’immagine di luoghi che devono la loro ricchezza proprio alla forza, imprevedibile e affascinante, della natura.

In chiusura, è necessario richiamare con forza la responsabilità delle amministrazioni competenti – enti locali, parchi, regioni e strutture di protezione civile – chiamate a definire le regole di fruizione degli ambienti vulcanici e, più in generale, degli ambienti montani a rischio specifico. La regolamentazione dell’accesso e dell’accompagnamento non può essere generica né ambigua: deve tenere conto in modo esplicito e differenziato della preparazione, delle competenze e delle abilitazioni delle diverse tipologie di guide e accompagnatori. Lasciare zone grigie, deroghe implicite o formulazioni interpretabili significa introdurre un ulteriore fattore di rischio, che si somma a quelli naturali già presenti. La chiarezza normativa non è un mero esercizio amministrativo, ma uno strumento di prevenzione: tutela i visitatori, mette gli operatori nelle condizioni di lavorare con responsabilità e consapevolezza, e protegge le stesse amministrazioni da conflitti e contenziosi successivi. In contesti dove il margine di errore è minimo, la precisione delle regole diventa parte integrante della sicurezza.

In definitiva, i vulcani ci ricordano che la montagna non è un parco tematico, ma un ambiente complesso che richiede competenza, rispetto e senso del limite. Solo mantenendo questo equilibrio tra conoscenza, responsabilità e prudenza è possibile trasformare l’incontro con un’eruzione spettacolare in un’esperienza autentica, senza che il fascino del rischio diventi un pericolo inaccettabile per le persone e per i territori.

Francesco Cancellieri – ASSOCEA Messina (Affiliata FederTrek)

Alessandro Piazzi – Presidente Nazionale FederTrek